Ho vissuto a Barcellona per 10 anni. Fino al 2011 e mi é sempre mancata tantissimo.

Ora sono appena tornata e ho visto una Barcellona al tempo del covid.

Quando arrivai nel 2000 c´era un notevole fermento per l´architettura, motivo per cui la scelsi essendomi appena laureata proprio in Architettura.

Assistevo ad un grande cambio.

La cittá caratterizzata da una dispersione sociale,  da una inequivocabile plurietnicitá e vigorosamente ancorata ad un ammasso di quartieri di forte identitá,  si stava trasformando.

La  produzione di significativi manufatti architettonici , opere delle piú famose Archistars contemporanee, da Jean Nouvel a Dominique Perrault , da Frank Gehry ad Aarata Isozaki, da Toyo Ito a  Herzog & De Meuron, da Richard Meier a Santiago Calatrava la catapultó nella dimensione di cittá laboratorio, dove osservare l´instaurarsi di nuove relazioni tra ideologia e luogo.

In quegli anni peró, fui anche  testimone del cambio di una cittá che pian piano cominciava ad essere espropriata al suo abitante, perdendo una identitá radicata per lasciare posto alle architetture da rivista patinata, la sua realtá di insieme era indubbiamente controversa anche se l´ambiente urbano era stato manipolato proprio per farne argomento e rinforzo simbolico di concezioni identitarie.Quando nel 2011 lasciai definitivamente il mio appartamento a Paseo Maragall, giá non vivevo piú in pianta stabile da vari mesi a Barcellona e il  turismo di massa si era volgarmente impadronito della cittá  inglobata nell’era 2.0,  dove il concetto di viaggio era entrato in una mitologia di voli lowcost e atteggiamenti turistici simili ai piatti pronti cucinati che suscitano emozioni preconfezionate .

Mi ero ripromessa di tornare ogni anno, ma la smisurata voglia di viaggiare e l´inquetudine di esplorare posti nuovi ogni anno, ha dato spazio ad un progressivo distacco.

Oggi sono qui a scrivere,  appena tornata a Barcellona dopo 6 lunghi anni.

Nella Barcellona al tempo del Covid.

Mi sono ritrovata all’ interno di un variegato caleidoscopio di impressioni e sensazioni, dove il cuore pompava fortissimo e non ne volevo uscire.

Cattedrale di Barcellona

Barcellona al tempo del Covid

È difficile scrivere su Barcellona con il miscuglio pazzesco di emozioni appena provate. Sono però felice di aver visto una cittá talmente diversa che non avrei mai immaginato. Se da una parte  vederla vuota con saracinesche abbassate e strade e piazze vuote crea un certo pathos, dall’ altra é stato bello vedere i catalani per una volta riappropriarsi della loro città, respirare a pieni polmoni ( con mascherina obbligatoria) l’ anima catalana in ogni muro, in ogni ciottolo.

L’ ho trovata come sempre elegante e all’ avanguardia, essere rapiti da un cornicione, da un bassorilievo, da uno scorcio, da ogni singola pietra modernista, era una emozione che avevo dimenticato. Solo il barrio gotico con i negozi di abbigliamento succinto e di custodie di telefonini, insegne fluorescenti e altre bruttezze che hanno tolto spazio alle antiche botteghe catalane, mi è sembrato un pó troppo volgarotto.

Una evidente risposta alla domanda del turismo giovanile del turismo low cost come detto giá prima.

Vedere che al posto di una antica libreria è sorto un negozio che vende fodere dai colori sgargianti per telefonini all’ ultimo grido é sicuramente un pó squallido. Ma come dicevo in ogni modo entrare in piazze storiche come plaza Real  e vedere i bambini correre intorno alla famosa fontana, mai vista in tanti anni senza turisti appollaiati a bere una clara, constatare che i  ristoranti de toda la vida sono ancora al loro posto, come il Glaciar,  é stato bello e rassicurante, ma strano e insolito vedere in queste piazze SOLO la mia famiglia.

É stato  impattante vedere la cattedrale senza impalcature ( dopo averla vista per tanti anni con) e senza  turisti. Uno spiazzo totalmente libero sotto quella facciata storica e i miei figli giocare a pallone, inimmaginabile. 

Idem per la boqueria in cui  abbiamo provato  tanti tipi di frutta, attualmente si cammina indisturbati tra poca gente locale senza dover sgomitare. Nei negozi i commessi sono inclini a chiacchierate piacevoli e a raccontare qualcosa in più di questa nuova situazione in città.

Impensabile nella frenesia generale di sempre .

La Barceloneta senza turisti

E poi la spiaggia della Barceloneta l´ultimo giorno prima di partire. Un singolare omaggio della città tutto per noi. Distesa di sabbia deserta incorniciata da un intenso azzurro di mare e cielo.

Barcellona al tempo del Covid é sempre meravigliosa.Nelle foto: Plaza Real, la Boqueria, La Rambla, la Cattedrale, la Barceloneta. Visibilmente vuote.