Da architetto non posso far altro che osservare da un punto di vista urbano e architettonico i paesi e le città che  visito quando viaggio. Qui a Malta é noto che le maggiori preoccupazioni ambientali riguardano lo sfruttamento del territorio il crescente sviluppo edilizio e la pressione demografica e anche la totale mancanza di fonti energetiche interne. Le volumetrie fuori scala nell’ambito degli insediamenti esistenti vecchi fabbricati mai completati interi scheletri strutturali lasciati nell’incuria più totale, vaste distese di calcestruzzo che  incombono su quasi tutte le spiagge e  ciò che appare è un pugno allo stomaco per la  quantità di cemento a vista d’occhio sugli scorci più belli dell’isola. Non riesco a capire se ci sono stabilimenti abusivi, lidi illegali o semplice occupazione del territorio “ad capocchiam” e  non so se tutto ciò è opera dello Stato, ma se lo fosse è davvero una situazione triste perché la bruttezza e la desolazione la fanno da padrone anche sotto un meraviglioso cielo azzurro e di fronte ad una distesa di mare trasparente.

 

 

A quanto pare anche se negli ultimi anni molte zone di Malta sono state deturpate da uno sviluppo eccessivo risulta che ogni nuovo progetto importante suscita accese polemiche. E menomale. Figuriamoci se non le suscitasse. E devo aggiungere ahimè che anche se l’attività edilizia nei centri storici è doverosamente controllata, il mio sguardo non è stato rapito dall’architettura del mondo dorato dell’aristocrazia maltese di epoche lontane, perché spesso l’ambiente circostante che giace nell’incuria e nell’abbandono porta gli entusiasmi in un livello al di sotto della media.

Non ultimo in classifica per la sua grossolanità e mancanza di eleganza il progetto di Renzo Piano Valletta City Gate. Ero talmente sbigottita che non ho voluto sciupare un solo scatto fotografico per immortalare quest’opera; in una zona importante della città tutelata come patrimonio dell’umanità, il progetto che pretendeva di ridefinire e recuperare quel luogo morfologicamente complicato ha cercato di legarsi alla memoria locale attraverso l’uso di massicci volumi di pietra dorata supportati da una struttura d’acciaio e teoricamente l’idea poteva essere vincente se non fosse risultata tremendamente pesante. Altre considerazioni sull´aspetto decadente della capitale e di altri quartieri come Sliema, Bugibba, la Baia di San Paolo potrebbero essere fatte sui marciapiedi a brandelli per altro strettissimi, sull´intonaco a pezzi degli edifici, sulla spazzatura per le strade, sui fili elettrici appesi anche loro “ ad Capocchiam”, sulle poche rampe per facilitare la circolazione di passeggini e sedie a rotelle, le pochissime aree verdi con alberi caduti e abbandonati e erbacce selvatiche ad incorniciare il tutto.

Ma questo è solo un articolo che ben descrive le sensazioni che mi ha provocato osservare l´abbandono di questa piccola isola della quale tanto si parla per la sua indennità alla crisi economica, per il suo Pil molto alto, per i continui investimenti esteri che riesce ad attirare, per il tasso basso di disoccupazione, per la nomina di Valletta a Capitale Europea della cultura ecc..

La natura selvaggia nella Paradise Bay nel nord di Malta.
#paradisebay #malta

Magari tantissime altre persone la troveranno incantevole. Nei giorni seguenti scriverò anche dei post sulle bellezze dell´isola che ci sono e sono assolutamente oggetto di ammirazione:  a sud il meraviglioso villaggio di Marsaxlokk, l´arabeggiante piccola cittá di Mdina con le sue mura e i suoi palazzi nobiliari, la penisola Marfa con i suoi crostoni e la sua natura selvaggia, il piccolo borgo di Mellhia, la bellezza delle sue parrocchie e delle sue chiese, (sono piu di 400!) etc.. Rimanete sintonizzati sul blog che presto arriveranno post colorati e positivi i anche sull´arcipelago Maltese.